IL NOSTRO MONDO > ARIA
L’importanza che ha per l’organismo una buona ossigenazione è nota a tutti.
Respiriamo da 20.000 a 70.000 volte al giorno e non possiamo sopravvivere più di qualche minuto senza respirare. E' chiaro quindi che il fatto di respirare 20.000 anziché 70.000 volte in 24 ore, ed il modo in cui effettuiamo queste respirazioni (diaframmatiche? toraciche? riempiendo interamente i polmoni o solo a metà ecc.) ha conseguenze molto importanti sulla nostra salute.
Nella nostra cultura diamo molta importanza sia alla qualità che alla quantità di ciò che mangiamo e beviamo, ma ci soffermiamo solo di rado a pensare a quanto respiriamo.
Eppure, il fatto che possiamo stare alcune settimane senza mangiare, alcuni giorni senza bere, ma solamente alcuni minuti senza respirare, dovrebbe farci capire che la respirazione ha molta importanza per la vita e per la nostra salute.
Nella cultura orientale invece la respirazione ha sempre avuto una grande importanza, tanto che tutte le discipline orientali si sono sempre preoccupate della respirazione: gli esercizi fisici legati alle tradizioni orientali (yoga, tai chi, qi gong, tamo, arti marziali) vengono sempre eseguiti con una ben specifica sincronizzazione tra movimento e respiro, e tendono a favorire una respirazione lenta e tranquilla.
Un detto orientale infatti afferma che il respiro di una persona sana dovrebbe essere tale da non far muovere la fiamma di una candela posta davanti al naso.
Lao Tse, filosofo cinese vissuto circa nel 600 avanti Cristo, affermava che l’uomo sano respira come se non respirasse.
Gli studi del premio nobel O.Warburg hanno tra l’altro dimostrato come le cellule dei tumori possano svilupparsi solo in ambienti scarsamente ossigenati, e come queste cellule anziché dall’ossigeno (metabolismo aerobico), traggano la loro energia tramite un processo di fermentazione privo d’ossigeno (metabolismo anaerobico).
In genere, quando si mette in rilievo l’importanza di una buona ossigenazione e quindi di una buona respirazione, si insiste sull’utilità di riempire bene i polmoni di aria/ossigeno, senza considerare invece il successivo importante percorso che deve essere espletato dall’ossigeno per arrivare alle cellule e produrvi energia (respirazione interna).
In realtà, nonostante i problemi di inquinamento, e nonostante la riduzione con l’età della capacità polmonare, la quantità d’ossigeno che introduciamo nei polmoni con la respirazione è normalmente più che sufficiente, tanto è vero
che ne utilizziamo solo un terzo e ne espelliamo con l’espirazione gli altri due terzi.
L'atmosfera che ci circonda contiene una concentrazione di ossigeno del 21%, mentre alle nostre cellule ne basta una pari al 13%; le nostre cellule hanno invece bisogno di una concentrazione di anidride carbonica al 6,5% e l'atmosfera ne contiene una pari solamente allo 0,03%. In ambienti chiusi magari si arriva allo 0,05% ma siamo ancora molto lontani dal 6,5% presente nell’organismo dei bambini nel grembo materno e all’interno delle nostre cellule da adulti. Contrariamente alla pubblica percezione, la CO 2 che espiriamo non era contenuta nell’aria che inspiriamo ma è prodotta all’interno dell’organismo. Nel processo di produzione di energia, le sostanze nutritive contenute nei cibi che abbiamo mangiato sono bruciate grazie all’ ossigeno inspirato e producono energia (ADN adenosin-trifosfato) insieme ad acqua ed anidride carbonica. L'anidride carbonica (CO2) non è soltanto un gas di scarto (come non lo è l’acqua prodotta in questo processo) ma è indispensabile per molte funzioni nell'organismo umano; è tra l'altro indispensabile per consentire il passaggio dell'ossigeno dal sangue alle cellule dei tessuti; in assenza di CO2 questo passaggio non avviene (effetto Verigo- Bohr scoperto fin dal 1900).
E' indispensabile quindi che nell'organismo vi sia la quantità giusta di CO2. Una respirazione eccessiva, profonda e rapida, provoca, con l'espirazione, una perdita eccessiva di CO2, e questa perdita provoca a sua volta degli scompensi nell'organismo.
Alla perdita eccessiva di anidride carbonica segue una serie di meccanismi difensivi con i quali l'organismo cerca di impedire che la perdita di CO2 arrivi a livelli incompatibili con la vita.
Questi meccanismi difensivi sono erroneamente scambiati per malattie da combattere e contro di essi, anziché sulla causa originaria dello squilibrio (e cioè la perdita eccessiva di CO2) viene concentrata la lotta.
Quindi, più che aumentare la quantità o la percentuale d’ossigeno dell’aria che si inspira, è importante (salvo casi eccezionali e di emergenza) cercare invece di far aumentare la quantità d’aria che dai polmoni passa al sangue, e poi dal sangue ai tessuti, che sono la destinazione finale dell’ossigeno.
È in particolare in questi passaggi che possono verificarsi dei problemi. Da qui l’utilità dei trattamenti diretti ad aumentare la percentuale di ossigenazione nel sangue e, soprattutto, il passaggio dell’ossigeno dal sangue ai tessuti.
In particolare per quest’ultimo, cruciale passaggio, si verificano molto spesso dei problemi a causa di una forma, diffusissima, di iperventilazione leggera ma cronica che, come accertato dal medico russo K.P.Buteyko, provoca gravi danni nell’organismo ed è responsabile, in molti casi, dell’asma e di problemi di circolazione e metabolici, allergie ed attacchi di panico.
Iperventilare significa in sostanza "respirare più del necessario", e si va ora diffondendo la conoscenza del danno che non solo il mangiare più del necessario ma anche il respirare più del necessario può produrre. Una respirazione che sarebbe giusta ed adeguata se si stesse correndo o comunque svolgendo attività fisica, è eccessiva e dannosa se invece si è seduti al volante o alla scrivania e si respira affannosamente perchè ci si sta arrabbiando con un automobilista o con un collega. In questo caso l'organismo reagisce, in base ad un istinto primordiale, come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà un'intensa attività fisica e scatena l'impulso a respirare molto appunto in previsione di un'attività fisica che invece in genere non avviene. Il frequente ripetersi di questi episodi porta allo sfasamento del consueto ritmo respiratorio, che diviene costantemente troppo intenso.
BUTEYKO METHOD
Il "metodo Buteyko" si sta diffondendo a macchia d'olio in molti Paesi, anche se contro di lui vi è sia una parte della medicina "ufficiale" che parte della medicina alternativa.
Il problema è generato dal fatto che Buteyko mette in rilievo l'importanza di una buona ossigenazione ma anche l'importanza che l'anidride carbonica ha per l'organismo. Certamente, una quantità eccessiva di CO2 nell'organismo è dannosa o mortale ma, nella giusta quantità, la CO 2 è tuttavia indispensabile per la vita e, circostanza riportata in tutti i testi di fisiologia, se scende al di sotto di un livello minimo si muore.
I metodo Buteyko è ormai diffusissimo e raccomandato da molti medici non solo in Russia, Australia e Nuova Zelanda ma anche in Gran Bretagna, Germania, Canada e Stati Uniti e ciò che conta davvero è ché si è visto che funziona.
"Konstantin Pavlovich Buteyko, nato nel 1923, al suo rientro dalla guerra si iscrisse alla Facoltà di medicina dell'Università di Mosca, dove iniziò a lavorare nel gruppo di terapia clinica guidato dall'Accademico Evgeniy M. Tareiev.
Nel corso di questo lavoro gli venne dato l'incarico di controllare i ritmi respiratori dei pazienti, ed egli passò centinaia di ore ai loro capezzali, ascoltandone la respirazione, ed osservò che la morte dei malati era sempre preceduta, con notevole anticipo, da un aumento della intensità della respirazione. Tanto che egli divenne in grado di predire, con stupefacente precisione, l'avvicinarsi della morte in base a quest'unico sintomo, e decise di dedicare i suoi futuri studi e ricerche a questa tematica.
Nel 1952, dopo la laurea con lode in medicina, Buteyko continuò a sperimentare. Egli stesso soffriva da un po' di tempo di pressione molto elevata e spesso se ne era chiesto il motivo. Misurò i livelli di anidride carbonica (CO2) nel suo corpo e notò che erano più bassi del normale: era noto che una respirazione eccessiva diminuisce i livelli di CO2 nel corpo ed egli pensò che se il suo basso livello di CO2 era causato da un eccesso di respirazione allora, correggendo il suo ritmo respiratorio avrebbe potuto correggere anche il basso livello di CO2.
Buteyko controllò e ricontrollò la sua teoria sui pazienti. Misurando i modelli respiratori di persone che soffrivano di asma, angina ed altre malattie constatò - a questo punto senza più sorpresa-, che tutti quanti, senza eccezione, soffrivano di un eccesso di respirazione (iperventilazione), che portava ad una mancanza di CO2. Ed ogni volta, riportando la respirazione a modelli normali, il livello di CO2 nell'organismo aumentava e gli attacchi di asma o di altre malattie svanivano. Quando i pazienti tornavano ai modelli respiratori precedenti, gli attacchi riprendevano. Buteyko si rese conto allora di aver effettuato, in modo quasi casuale, una scoperta di enorme importanza, in grado di rivoluzionare il mondo della medicina.
A seguito di ulteriori ricerche Buteyko pose le basi teoriche della sua tesi: l'iperventilazione causa un esaurimento delle riserve di anidride carbonica, e livelli bassi di anidride carbonica nell'organismo provocano delle contrazioni dei vasi sanguigni ed una mancanza di ossigeno nei tessuti. Ciò provoca tutta una serie di meccanismi di difesa messi in azione dall'organismo; questi meccanismi di difesa vengono capiti male, etichettati come malattie e combattuti.
In questa ricerca Buteyko venne peraltro a conoscenza di alcuni esperimenti i cui risultati sostenevano la fondatezza della sua tesi. Dopo varie sperimentazioni, i risultati positivi vennero e riconosciuti e dal 1980 il metodo Buteyko è stato ufficialmente usato nell'ex Unione Sovietica non solo per l'asma e le malattie respiratorie ma per tutta una serie di altre patologie. Nei 6 anni successivi 100.000 ammalati di asma vennero trattati con il metodo Buteyko. Tra questi, ben 92.000 non hanno più avuto bisogno di assumere medicine contro l’asma.
Il dr. Buteyko è improvvisamente morto il 4 maggio 2003 a Mosca. Aveva più di 80 anni e fino all'ultimo giorno è rimasto in ottima salute e piena attività.
REBIRTHING
Il Rebirthing (letteralmente rinascere) è una particolare tecnica di respirazione, libera e profonda, che produce l'iperossigenazione del cervello ed ha esiti sul corpo positivi e sulla mente; l’unica attenzione e’ di non generare iperventilazione, perche’ con essa si generano altri problemi.
Il rebithing Insegna a respirare per rilasciare tensioni fisiche, ripulire la mente da pensieri negativi e dalle immagini limitanti che provengono dal passato, cioè a rintracciare nel nostro passato il significato delle tensioni fisiche e delle paure che governano il nostro presente.
Il rebirthing va oltre il semplice controllo fisico: la circolarità del respiro usato nel rebirthing porta ad uno stato di calma e consapevolezza elevata
L'antichissima pratica orientale della respirazione controllata ha le sue origini nel fatto che l'energia e’ presente nell'etere, quale fondamento della vita e l'atto respiratorio come uno dei miglior ausilii per mantenere la salute o guarire nel corpo e nella mente.
Il Rebirthing quindi insegna ad usare il respiro per ritrovare la gioia, l’autostima e l’amore verso se stessi , ma anche a risolvere vari problemi come l’insonnia, l’ansia, la timidezza e la depressione, ecc.
Il Rebirthing è essenzialmente una tecnica di respirazione che consiste nell’effettuare delle profonde inspirazioni cui fanno seguito delle espirazioni lente e rilassate; l’effetto è quello di una respirazione “circolare ” poiché non prevede pause intermedie tra il momento dell’inspirazione e quello dell’espirazione.
Questa Tecnica respiratoria e' atta a raggiungere profonde consapevolezze per mente, emozioni e corpo; si effettua mediante la correzione della respirazione senza pause e permette di far emergere con dolcezza dal profondo, stati spirituali particolari con le loro emozioni, per poterli rimuovere, liberando l’individuo dai suoi antichi ed inevitabili traumi.
Il Rebirthing nasce intorno agli anni 60 negli USA da un’idea di Leonard Orr, che cercando di aiutarsi a superare i problemi esistenziali della sua vita, ha iniziato a sperimentare il respiro consapevole in acqua calda nella sua vasca da bagno, ed è ora praticato in molti paesi del mondo.
Fonti:
www.ilnuovomondo.it
www.mednat.org
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